PROMETEO BLOG - Chi sei tu ? - di Andrea Di Terlizzi - PROMETEO BLOG - PROMETEO

Vai ai contenuti

Menu principale:

PROMETEO BLOG - Chi sei tu ? - di Andrea Di Terlizzi

PROMETEO ASSOCIAZIONE CULTURALE A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Consapevolezza ·
Tags: consapevolezzaosservazione



Domanda utile per vivere meglio con gli altri. In questo caso, il quesito non è rivolto a se stessi, ma proprio alle altre persone. Ho sempre immaginato ogni essere umano come un pianeta che vaga nel cosmo profondo. Quando incontro uno di questi pianeti, mi rendo conto che molte sue reazioni sono meccaniche e determinate da comuni condizionamenti; ma non è tutto qui. Esistono parti di ognuno che non capirò mai e che forse non conoscerò mai. Questa consapevolezza mi muove a rispetto nei confronti di chiunque, anche verso chi ha camminato nella vita molto meno di me.

Questo è uno degli aspetti che mi rende ricettivo a chi appare molto diverso da me, o dalla moltitudine delle altre persone. Chi ho davanti? Qual’è il suo reale pensiero? Ne ha uno? Quali sono le motivazioni oggettive del suo modo di agire?
Credo di avere imparato una cosa molto importante nella vita, e cioè che per avere la pur vaga speranza di capire davvero una persona, prima si deve accettarla così com’è. Accettare, non significa necessariamente condividere; accettare significa non partire dal presupposto di comprenderne subito gli intenti e le azioni a partire dalla propria personale esperienza. Questa è solo presunzione.

Se incontrassimo per strada un alieno e sapessimo che viene da un altro pianeta, lo ascolteremmo incuriositi. Non riusciremmo a fornire un’opinione sulle sue abitudini di vita, ben consapevoli di una provenienza troppo diversa dalla nostra. Lo accetteremmo per quello che è (si spera) e non pretenderemmo che dormisse su un letto, invece che in cima ad un albero come è sua abitudine. Ciononostante, non ci metteremmo anche noi a dormire sugli alberi.

Accettare non significa necessariamente condividere, nel senso di vivere nel medesimo modo; significa capire, abbracciare e forse, quando ciò che è stato abbracciato penetra in noi, anche condividere. Ma… e questo è certo, se cerchiamo di capire l’alieno mettendolo al vaglio delle nostre esperienze, non capiremo proprio nulla.
Per comprendere occorre aprirsi e accettare. Così, ogni volta che incontro una persona, la considero come un alieno e cerco di ascoltare cosa rappresentano le sue esperienze di vita, senza dare nulla per scontato.

Credo che questo sia un buon modo per capire gli altri e rimanere aperti ai loro pensieri. È anche un buon modo per mantenere vivo il rapporto con chi amiamo e frequentiamo da tempo: guardarlo ogni giorno come se fosse una persona nuova e diversa, ricordando che sono più le cose che non conosciamo di quelle conosciute.
Con gran frequenza io faccio questa cosa anche nell’osservare gli aspetti fisici di chi conosco bene: cerco di cogliere tratti del corpo e del volto, o gestualità apparentemente note, osservandole da un’altra angolazione; un po’ come un pittore, che per guardare con maggior distacco il quadro che dipinge lo pone dinanzi ad uno specchio, o si mette lui stesso in una strana e differente posizione.

Anche la lontananza fisica aiuta la comprensione e riduce il deleterio effetto dato dall’abitudine. Quando smettiamo di scoprire una persona, abbiamo finito di rapportarci a lei. Credo sia qualcosa di tremendo ed enormemente diffuso. Lo facciamo con tutto, con gli esseri umani, con gli oggetti e con le situazioni di vita. Forse è per questo che le persone sono sempre alla costante ricerca della novità, nei sentimenti e nei divertimenti.

Da un certo punto di vista, essere definitivi è molto più comodo e meno stancante. È sicuramente più facile avere opinioni ben definite e muoversi di conseguenza. È un po’ come viaggiare su un’autostrada: una volta tracciato il percorso, non resta che seguirlo. Semplice, poco dispendioso e rassicurante.
I dubbi, invece, sono poco rassicuranti. Non accettare di darsi risposte definitive è un po’ come viaggiare in pieno oceano, dove non esistono strade tracciate e vie sicure. Si tratta di qualcosa di scomodo, perché viene a mancare quell’energia decisionale che si accumula facilmente attraverso le opinioni certe, che portano a scelte altrettanto definite.
E… spesso, totalmente sbagliate.

Di Andrea Di Terlizzi


Bookmark and Share

Torna ai contenuti | Torna al menu