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PROMETEO BLOG - Semplicemente respirare - di Erica Lanzoni

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Pubblicato da in Consapevolezza · 15 Settembre 2020
Tags: consapevolezzaosservazione



Dopo l'inspiro, arriva sempre l'espiro.
Che sia il primo, o l'ultimo.
L'inspiro mi da la sensazione di nutrire gli organi del corpo con l'ossigeno.
Dovremmo inspirare proprio con l'idea di portare nutrimento al corpo, provando lo stesso piacere di quando, assetati, beviamo un bicchiere d'acqua fresca.
Dovremmo trattenere per qualche istante, ed espirare sentendo il corpo che si svuota e si alleggerisce, portando a termine l'espiro fino in fondo, senza trattenere nulla, con l'immagine di svuotare anche la mente.

Anche se non ne siamo consapevoli, queste due fasi avvengono, ci sono persone che tendono a inspirare più a lungo, altre che danno più spazio all'espiro.
Se siamo in uno stato di tensione o di ansia, tendiamo a spezzare le due fasi, rendendo disarmoniche queste due fasi vitali.
Io credo ci siano periodi della vita che potrebbero rappresentare un lungo inspiro, ma inevitabilmente prima o poi arriva il momento dell'espiro, in cui è necessario fare uscire ciò che si è trattenuto, o che si è ricevuto.
C'è il momento di ricevere e il momento di dare.
Tra questi due momenti esistono sempre delle pause, dovremmo accorgerci della pausa tra una fase e l'altra. Accorgerci di queste pause ci fa eseguire inspiro ed espiro con più consapevolezza e pienezza, e perché no, godere di questi due momenti.
Mi incuriosisce e mi fa riflettere pensare che quando cessiamo la nostra vita qua, lo facciamo con un espiro, e quando arriviamo iniziamo con un inspiro.
Sarebbe bello vivere ogni ciclo di respirazione ricordando la nascita e la morte.
Sarebbe affascinante scoprire cosa avviene realmente in quelle due pause, una a polmoni pieni e una a polmoni vuoti.
Io le percepisco come uno spazio di sospensione, simile all'universo, in cui il tempo e lo spazio si possono dilatare. Qualcosa che esce dal ritmo conosciuto della vita. È uno spazio da indagare. In quella pausa, la mente sembra silenziosa. A cosa serve quella pausa? Cosa rappresenta? Perché non ci facciamo caso? Cosa avviene tra una vita e una morte?

La prima volta che mi sono approcciata all'attenzione sul respiro, ho riso dentro di me pensando "dovevo arrivare a 25 anni per scoprire che non so respirare", una volta portata l'attenzione a come si respira, la cosa più difficile poi e' renderla il più possibile naturale, senza creare ulteriori forzature o tensioni che porterebbero punto e a capo.
Serve costanza.
Con la pratica, eseguire una buona respirazione può portare a maggiore ordine mentale.
Penso che dovrebbe essere qualcosa a cui fare attenzione fin da piccoli, è uno strumento prezioso, soprattutto nei momenti di difficoltà, in qualsiasi attimo, può essere l'unica cosa sempre a disposizione in grado di calmare la mente.

Indubbiamente è un processo fisiologico che continuiamo a fare anche senza accorgercene, ma il come farlo può fare la differenza sul mantenimento ottimale di questa affascinante macchina che è il nostro corpo.

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